22/02/16

l'arte oggi

“Leone Tolstoi  concludeva che questa è la grande colpa da cui derivano le grandi miserie dell’arte del nostro tempo. Gli artisti tutti: pittori, scultori, poeti lirici, poeti drammatici, romanzieri, non trattano un argomento perchè la loro anima sia portata verso di esso da amore o da odio; ossia da un’interna ragione d’indole morale. Chi li muove adunque? Il solo fine di produrre nei loro simili un senso di stupore mediante la rappresentazione della vita; oppure un senso di piacere mediante la rappresentazione della bellezza. La maggior parte degli uomini, nella nostra società, si contenta dello stupore artistico e delle grosse e violenti sensazioni che sono generate da lui.”
 Tolstoj, Lev. “Che cosa è l'arte?.” 


Silvio D'Amico 

27/10/15

meraviglioso paradosso

“Per un meraviglioso paradosso, se smetto di guardarmi e osservo coloro che mi circondano, conosco me stesso senz’aver pensato di farlo: è quando smetto di perseguire il mio proprio bene e cerco quello altrui che trovo anche il mio. Ogni raggio di luce deve illuminare il mondo prima di venire a illuminarmi.”

Estratto di: Lavelle, Louis. “L'errore di Narciso.” 

Silvio D'Amico

11/02/15

mediocrità

John Stuart Mill. “Saggio sulla libertà.” 

“La semplice verità è che, indipendentemente dagli omaggi tributati a parole o anche nei fatti alla superiorità intellettuale, reale o presunta, la tendenza generale del mondo è al predominio della mediocrità. Nell’antichità, nel Medioevo, e, in misura decrescente, durante la lunga transizione dal feudalesimo alla società odierna, l’individuo costituiva un potere a sé; e se aveva grandi talenti o una posizione sociale elevata era un potere considerevole. Oggi gli individui si perdono nella folla. In politica, dire che governa l’opinione pubblica è quasi una banalità. Il solo potere che meriti di essere chiamato tale è quello delle masse, e dei governi finché si rendono espressione delle tendenze e degli istinti delle masse”



Silvio D'Amico

Pessoa

Credo che ciò che produce in me il profondo sentimento in cui vivo, di incongruenza con gli altri, sia il fatto che la maggior parte della gente pensa con la sensibilità, mentre io sento con il pensiero. Per l'uomo comune sentire è vivere e pensare è saper vivere. Per me pensare è vivere e sentire non è che il nutrimento del pensare

Silvio D'Amico

12/01/15

i libri non uccidono



Citando R.Azevedo


È ridicolo attribuire al Corano gli attentati terroristici in Francia, i libri non uccidono ma le religioni e ideologie che questi inspirano possono fare montagne di cadaveri. Sarebbe inutile fare i paragono tra i Testi dei tre grandi monoteisti per sapere come questi investono di più nella pace o nella guerra. Anche se la Inquisizione abbia ucciso molto meno di Robespierre, per esempio, come giustificare le decisione del Tribunale Sant’Ufficio?
Mi ripeto: è ridicolo attribuire al Corano gli attentati terroristici in Francia, ma mi chiedo; perché dobbiamo noi cristiani, atei, agnostici esseri soli a proclamare questa verità? Dove sono le autorità religiose dell’islamismo per condannare, attenzione!, non appena l'attentato terroristico, ma anche le forze che lo legittima per occhi e credenze di milioni?
Accusare la barbarie che ha lasciato 17 morti è relativamente facile, ma non ho sentito voce rilevanti del mondo islamico in difesa della libertà di espressione, del diritto di critica, della pluralità religiosa. Non ci sono. Lamento, ma è impossibile essere onesto intellettualmente e, allo stesso tempo, sostenere che i valori oggi influenti dell’islamismo siano compatibile con l’ordine democratico. Si può argomentare dicendo che la narrativa della Bibbia è antagonista al mondo dei fatti. È vero. Ma quale nazione impone ai suoi cittadini i rigori della “mia Bibbia”? Potete citare una che sia?
Io non chiedo al islamista di considerare legittimo che si disegni l'immagine di Maometto. Quello che devono riconoscere, e trasmettere ai suoi fedeli, è che non possono imporre ad altre culture e religioni, valori che gli sono strani. Nella cultura politica occidentale, che si distingue della religione, tutto può e dev’essere lasciato al libero esame, e gli offesi cercano nei tribunali, anche questi laici, regolamentati da leggi democratiche, la riparazione di eventuali danni. La lotta fatta con matite non con fucile, con toghe non bombe.

Il fato che nel diritto musulmano, le donne devono appartenere a un uomo come proprietà assoluta, sia una bambina, sua moglie o concubina, ritarda l'estinzione della schiavitù. Permette inviare una ragazzina, imbottita di bombe, a esplodere in un mercato Nigeriano.

Silvio D'Amico

02/06/14

La sincerità

Lavelle, Louis. “L'errore di Narciso.”


Il fatto è che la sincerità non consiste nel riprodurre in un ritratto somigliante una realtà preesistente. È essa stessa creatrice. È una virtù dell’azione e non solo dell’espressione. Il nostro io non è nulla più che un fascio di virtualità: sta a noi il realizzarle. È in una realizzazione che risiede la vera sincerità. E si comprende molto bene che si possa mancarla, sia per pigrizia sia per timore, sia perché si trova più facile o più utile cedere all’opinione e rinunciare a se stessi, seguendo la china in cui ci trascina l’ambiente.


Silvio D'Amico

03/10/13

Venezia


Citando Diogo Mainardi, un scrittore brasiliano che ammiro, per esprimere un’idea che condivido. 

“Il meglio di Venezia, per me, è il suo carattere regressivo, il suo essere reazionario anticonformista.(...) Venezia ha il potere di contrastare, con la sua prepotente irrazionalità, il populismo illuminista del nostro tempo. Venezia, con il suo anacronismo splendente, ha il potere di far diventare ridicola qualsiasi specie di superbia progressista “

Silvio D’Amico

05/09/13

democrazia illiberale


La prima volta che ho letto sul concetto di “democrazia illiberale” era un articolo nel Washington Post di Jocelyne Cesari, ricercatrice della Havard. Questa signora disidrata la democrazia del suo contenuto e storia e la trasforma in un banale sistema di scelta di governanti. Nelle “democrazie illiberali,” la maggioranza s’impone dal voto e, se necessario, schiaccia le minoranze negando, così, il fondamento che ha fatto della democrazia occidentale un regime politico superiore a qualunque altro che il mondo abbia provato: la protezione per le minoranze. L’elezione è una condizione necessaria per la democrazia, ma non è condizione sufficiente, così evidente nell’Iran che è una dittatura teocratica. Morsi, in Egitto, era stato eletto con il compromesso di fare un governo laico, rispettando le minoranze. Non ha agito in questo modo, e la logica impone che non si può essere tollerante con l’intolleranza, che non si può essere democratico con chi usa le risorse democratiche per distruggere il proprio sistema che gli ha permesso il potere.

Democrazia non è una sostanza, una cosa, ma una qualità che si prova a dare a una sostanza già esistente, vale a dire, la società. La democrazia non è una quantità fissa, ma una proporzione e per questo non può essere illiberale, integrale, relativa o assoluta. La democrazia è costituita nella sua essenza da una limitazione mutua tra i potere, sottintende che questi poteri esistano. La democrazia non è un principio universale, ma un accordo pragmatico. I principi universali possono essere applicati “ad infinitum” senza cadere in contraddizione, come per esempio la nozione che la responsabilità di un atto incombe su chi lo attua, non su un’altra persona. Si può applicare questo principio senza mai cadere in un paradosso. Con la democrazia è impossibile, essendo un accordo pragmatico, portare i suoi designi oltre il suo campo di attuazione perché così facendo questi si distruggono o si trasformano nel suo contrario. Esempio: L’autoritarismo delle masse. Il caso dell’Islam è che loro sono per lo stato teocratico, non è la democrazia che difendono. Nazioni che obbediscono a comandi di chi si presenta come interprete dell’ordine divino non hanno come occuparsi delle domande legittime e plurale della società nemmeno possono accettare le divergenze perché effettivamente i cittadini non possono discutere com Dio. 

Silvio D’Amico

29/07/13

Poche cose



Me infastidisce il fato che di tante esperienze importanti vissute da me, riesco a trovare solamente note per la musica come risultato di questo vivere. Ma questa è la mia povera natura. Io non ho mai controllato niente, l'unica possibilità di libero arbitrio che ho è nella lettura che faccio dei fatti, non nei fatti stessi. Questa mia lettura è l'origine del mio stato d'animo. La mia anima è attaccata  ad uno strumento. È come se la musica fosse un bastone per il mio spirito, appoggio per il mio sentire, non tanto agile.
Io preferirei  avere  più virtù che essere uno strumentista virtuoso. Preferirei aver lasciato parole dolce per chi ho voluto bene, invece di frasi musicali. Mi pesa il paradosso che quanto riesco a rendere concreto sia astratto,  effimero come un suono che decade inevitabilmente. Ma, conscio di come sono, se voglio comunicare qualcosa devo scrivere musica nella speranza di continuare sempre a condividere la  vita com i miei prossimi.

Silvio D'Amico

26/06/13

Primavere Tropicali


Le ultime generazioni sono formate da spiriti denutriti, poveri, vuoti. Uomini-machine che agiscono, risolvono, che fanno succedere, ma che, a causa di uno spirito spento, non capiscono le ragione, il senso finale delle cose. 

Di colpo, si sono risvegliati per qualcosa che non capiscono. E come capire, se mai hanno fatto una riflessione su questo? La questione politica e sociale non è roba per principianti. Questi si accorgono che è necessario muoversi, che bisogna fare. Pensare?.. a quale scopo? E si trovano per le vie della cita tutte le generazioni create sotto lo stesso paradigma: quello dell'agire. Continuano a muoversi. E così si crea la pazzia del movimento constante: non ha fine. Sono solamente corpi vuoti nell’anima che camminano senza direzione. Sanno solamente che bisogna camminare. Questi gridano contro tutto. Se non capiscono cosa esattamente è sbagliato, allora tutto dev’essere sbagliato. 

Per questo si trovano insieme interessi così diversi, quando non contraddittori. Ogni uno manifesta contrarietà a qualcosa che trova sbagliato, a qualcosa che gli reca più danno. Ma tutto è diffuso, senza una fine, senza una direzione.  

Quando ho sentito i discorsi di quelli che fanno parti delle manifestazioni in Brasile ho capito che erano, machiavellicamente, stati privati dall'accesso alla grammatica basica. La grammatica è il garante del funzionamento del linguaggio. Non solamente l’educazione scolastica, ma ogni tipo di conversazione produttiva è impossibile senza un allenamento linguistico. Rimane solamente gli “slogan,” frasi rudimentali che mirano causare impulsi senza riflessione. In altre parole, queste persone sono prigioniere in un mondo di soggettività spicciola e non sono capaci di differenziare sentimenti interiori da quello che si passa fuori sé stessi. Sono diventati l’ideale di massa. Persone che obbediscono meccanicamente alle leggi di Psicologia Sociale, ma convinti che seguono il proprio volere. 

In Brasile, da 10 anni, sussiste un attacco sistematico all'ordine democratico e alle istituzioni. Siamo passati a considerare che tutto vale se l’obiettivo è buono. Questo è il sentiero per la barbarie, non per la civiltà. 

Sono contrario, non al popolo nelle vie a manifestare, ma al metodo. Dico “non” alla nozione equivoca di che minoranze o maggioranze possono imporre suo volere. Dico “non” alla convinzione che lo spazio pubblico deva essere usato per imporre qualcosa invece di servire per esercitare le divergenze. 


Silvio D’Amico

07/04/13

precedenti storici


un testo di EUGENIO SCALFARI

(..) Chi predica ad ogni piè sospinto moralità e legalità dovrebbe stare molto attento ai significati di queste affermazioni e di queste icone e dovrebbe ripassarsi con spirito critico alcuni precedenti storici.

Robespierre e Saint-Just predicando una astratta e assoluta moralità e interpretando a loro modo la legalità distrussero la democrazia costituzionale dell'Ottantanove trasformandola in una dittatura basata sui tribunali rivoluzionari, sul terrore e sulla ghigliottina. Stalin fece altrettanto su scala enormemente più vasta, accusando i suoi avversari di ruberia, complotto, tradimento del socialismo. Hitler usò altri argomenti: secondo lui la legalità e la moralità la violavano gli ebrei, gli zingari e altre pericolose minoranze da sterminare.

Ovviamente questi precedenti storici hanno tutt'altra dimensione rispetto a quanto accade oggi in Italia, ma la dinamica è quella di estirpare il riformismo democratico e procedere verso sistemi con forti connotazioni dittatoriali. Berlusconi da un lato, Grillo e Casaleggio dall'altro, sono proprietari in senso tecnico oltre che pratico dei rispettivi partiti e dettano legge ai loro aderenti secondo la formula "con me o contro di me".
Grillo vuole l'abolizione dell'articolo della nostra Costituzione che garantisce la libertà degli eletti dal popolo "senza vincolo di mandato".

Berlusconi non ha bisogno di questo perché il partito è suo e senza di lui non vivrebbe. La libertà di scelta dei singoli parlamentari  -  semmai  -  gli è servita per comprarne alcuni a suon di milioni.(..)

Silvio D'Amico

05/04/13

definizioni


Sento il bisogno di puntare l’attenzione su alcune definizioni, visto le dichiarazioni di Grillo dove indica la democrazia come una scatola vuota, citando Chomsky (il Voltaire contemporaneo, con tutto il peggiorativo che posso attribuire a quest’affermazione su questo linguista). 
  • Un governo di maggioranza non definisce una democrazia. Anche perché questa maggioranza può essere soddisfatta e sentirsi rappresentata da tiranni. La democrazia ha come caratteristica la possibilità per le minoranze di esercire le divergenze.
  • Tanti si dimenticano che la ragione d’essere del regime democratico è l’articolazione delle divergenze. La politica dev’essere l’arte dell’equilibrio d’interessi contrapposti. 
  • Nell’ambito della difesa della democrazia, solamente un punto di vista è morale: l’estremista.

Voglio anche far notare qualcosa sulle offese che Grillo distribuisce a tutti. Vecchio, per esempio (per non andare oltre). Cosa può essere più patetico di uno che usa come offesa un termine che propriamente lo definisce? 

Silvio D'Amico

17/02/13

l’isteria


Le critiche e le osservazione che Berlusconi spara contro i suoi avversari, non mirano a colpire questi, ma a rimbalzare sopra una massa di credenti berlusconiani, sottomettendo tutti all’angoscia intollerabile di dover scegliere tra il rischio di essere bersaglio di simile umiliazione o soffrire umiliazione peggiore nel accorgessi vittime di un immenso imbroglio.

È così che le proprie vittime si tornano guardie del truffatore, allontanando con furia il sospetto che Berlusconi possa aver ingannato. I berlusconiani fanno l’autodifesa esagerata che segna il primo staggio delle neurosi. Autodifesa basata su una falsificazione isterica della realtà 

Lo psichiatra polacco Andrew Lobachewski insegna che, quando un gruppo di cinici e spudorati s’impadronisce del potere in una società, l’isteria epidemica colpisce la popolazione.


Silvio D'Amico

17/01/13

Web

  Il problema con l'internet è che il suo trionfo sembra consistere nella velocità con cui lo stupido può trasferire la sua stupidità da un luogo a un altro.

Silvio D'Amico

25/10/12

Scienza e ragione



Pensando agli scienziati condannati per omicidio colposo nel terremoto dell'Aquila.
È la ragione, e non il metodo scientifico, che attribuisce senso al proprio discorso scientifico. La scienza non può essere l'autorità finale in nessuna questione, eccetto dentro i limiti che la ragione impone. Limiti questi che continuano a d'essere passibili di critica razionale in qualsiasi circostanza. L’oggetto della ragione è l’esperienza umana nella sua totalità. L'oggetto della scienza è un punto specifico compreso in questa totalità. La validità delle conclusioni scientifiche non possono essere che relative e provvisorie, condizionate sempre dalla critica della ragione che trascende infinitamente il dominio di tutte le scienze. La responsabilità gravissima dei fatti dell’Aquila va attribuita alla ragione dei personaggi coinvolti, principalmente quelli con incarico istituzionale come la “protezione civile,” non alla scienza. Aggrapparsi all'autorità della scienza è ricercare una protezione feticista contro la responsabilità dell’uso della ragione. Saranno sempre uomini colpevoli, probabilmente di servilismo verso interessi meschini, non perché scienziati.


Silvio D'Amico

16/10/12

Il Collettivo



Sentendo Bersani, il segretario del Partito Democratico, affermare che lui è per il collettivo, mi è scattata una riflessione che vorrei condividere:
Non mancano quelli che difendono che gli interessi collettivi devono prevalere su quelli privati. A prima vista, almeno intuitivamente, siamo portati a essere d'accordo con tale affermazione, principalmente quando messa in termini astratti. I difensori del principio di prevalenza dell’interesse comune (pubblico), per sostenere la sua validità si basano sull’esistenza di un pensiero collettivo, del quale, ovviamente, si presentano come portavoce, o, come minimo, avvocati.
Ludwig von Mises (economista) diceva: “Se qualcuno dice IO, nessun’altra informazione è necessaria per stabilire il significato (...) Ma si qualcuno dice NOI, è necessario qualche informazione addizionale per indicare gli Ego(s) compresi in questo “noi”. È sempre un semplice individuo che dice “noi”; anche se tanti individui lo dicano in coro, rimane come diverse manifestazioni individuali. Il “Noi” non può agire in maniera diversa dal modo come agisce l’individuo nel proprio interesse. Loro possono agire insieme, in accordo, come uno di questi può agire per tutti. In quest’ultimo caso, la cooperazione di altri consiste nel propiziare una situazione in che l’azione di uno sia effettiva per tutti. Solamente in questo senso il rappresentante di una instituizione sociale agisce per il tutti; i membri individuali del corpo collettivo, o obbligano o permettono che l’azione di una sola persona gli sia anche concernente.”
La comprensione dell’argomento precedente, ci porta a considerare che chi ha la pretesa di parlare in nome di un interesse collettivo, lo fa dalla propria bocca e, pertanto, secondo solamente la sua particolare (privata) visione delle cose. Osservo anche che la parola “interesse,” per attribuire  significato al concetto di “interesse collettivo” può essere disastrosa: per esempio, possiamo affermare che i nazisti (maggioranza) avevano l’interesse “collettivo” di sterminare i giudei (minoranza). Sarebbe allora quest’interesse collettivo legittimo?


Silvio D'Amico

13/07/12

L'offesa



Quanto al fatto che un ignorante si comporti da ignorante non c’è nulla di strano, e neppure di male. Vedo, piuttosto, se non devo rimproverare me stesso per non aver previsto che lui potesse offendermi, dato che la ragione mi aveva fornito i mezzi affinché io potessi almeno sospettare che avrebbe commesso quella mancanza, e tuttavia me ne sono scordato, e perciò il suo gesto mi sorprende. Rimprovero principalmente me stesso quando mi lamento  del tradimento o dell’ingratitudine di qualcuno, sia che io abbia creduto che un uomo simile avrebbe mantenuto la parola data, sia che io gli abbia fatto un favore non disinteressatamente ma con l’intento di raccoglierne un qualche frutto. 

Silvio D'Amico

02/07/12

Tatti

Quando voglio stare allegro penso ai pregi della persona che mi sta accanto, come la vitalità, la generosità, e così via. Nulla, infatti, allieta tanto il mio animo quanto l’esempio suo.


Silvio D'Amico

22/06/12

Demagogia

citando O.de Carvalho per esprimere una idea personale: 

Dovrebbe essere evidente a tutti  che i termini usati nei discorsi politici e culturali raramente sono relazionati a cose, oggetti del mondo, ma sono un'amalgama di congetture, aspettative e preferenze umane, e pertanto, nessuno di questi termini ha qualche significato oltre le contraddizioni e difficoltà necessarie per esprimere qualcosa del mondo reale. Chiunque può sapere cos'é un gatto semplicemente guardando un gatto, ma "democrazia", "libertà", "diritti umani", "reazionario", "estremismo", etc. sono termini, entità,  che esistono solamente in un confronto dialettico di idee, valori e attitudini. Chi usa queste parole facendo intendere che riflettono concetti  immediati, realistici, riconoscibili a prima vista, usa la demagogia. É un ciarlatano. Chi così scrive o parla non vuole  svegliare in te la coscienza di come sono le cose ma vuole solamente una reazione emozionale favorevole a lui, al suo partito, ai suoi interessi. É un trafficante di stupefacenti travestito da intellettuale o professore .   


Silvio D'Amico

08/04/12

Millor

Omaggio a un'uomo che faceva del mio paese un luogo meno stupido:

Terribile é il pensare / Io penso tanto / E mi stanco molto con il mio pensare / Che a volte penso di non pensare mai / Ma questo richiede pensare bene / Poiché penso troppo / Finisco per scartare tutto quello che ho pensato prima / E se non penso / Rimango pensando a questo per tutto il tempo. 

(Millor Fernades)

Silvio D'Amico

06/04/12

Il suicidio

Il suicidio di un essere umano, sia esso un monaco buddista nel Tibet o un imprenditore italiano, è sempre una manifestazione disperata di un individuo. Questa disperazione individuale non può essere strumentalizzata in favore di una rivendicazione comunitaria. Il Dalai Lama dovrebbe orientare le parole nel dissuadere il suo popolo di bruciarsi, invece di argomentare con i cinesi sulla libertà dei tibetani. Il suicidio non è un atto di protesta perché non prevede una risposta e sempre é una soluzione definitiva ad un problema che dovrebbe essere temporaneo. Il suicidio va rispettato in silenzio. I politici italiani manipolano i fatti in cause populiste invece di riconoscere e dimostrare la propria colpa nella disperazione interiore di ogni cittadino di fronte ai problemi della struttura sociale. Il suicidio è sempre motivato da una somma infinita di fattori, non da una causa specifica. Più un dolore è determinato e preciso, più l'istinto della vita viene avanti e sorpassa l’idea del suicidio.
In genere non è in un eccesso di ragione che ci si ammazza.



Silvio D’Amico

29/03/12

preghiera


A Dio chiedo solamente di concedermi 
il nulla chiedere


Silvio D'Amico

19/12/11

l'uomo marcio

Io vivo con serietà l'idea che nel fare scelte quotidiane, scegliamo in quale mondo vogliamo esistere, dichiariamo il nostro ideale. L'uomo sempre avrà da chiedersi, di fronte ad un atto con conseguenze che vanno al di là della propria vita, se il mondo sarebbe migliore o peggiore se tutti agissero come lui. L’uomo che non si domanda questo è un potenziale mostro morale. Un uomo marcio.


Silvio D'Amico